Detroit 2014, Marchionne: "Io, la Ferrari, il nome..."

Written By Unknown on Senin, 13 Januari 2014 | 23.45

La rivoluzione comincia dai bloc notes: conferenza stampa al Salone di Detroit di Sergio Marchionne, l'ad di Fiat Group e della nuova società ancora in cerca di nome, di fusione e di quotazione in Borsa, oltre che di sede, dopo la completa acquisizione della Chrysler (da perfezionare entro il 20 gennaio) appena quindici giorni fa. La rivoluzione comincia dai bloc notes, perché se c'è una maniera per capire che direzione prenderà la nuova società è quella di vedere la distribuzione dei marchi nei piccoli dettagli, come un bloc notes. E infatti al centro della copertina brilla in bella evidenza Chrysler e sotto, molto in piccolo tutti gli altri marchi del gruppo, con quello Fiat in penultima posizione, prima solo di Mopar. E' evidente e probabilmente giusto: il nuovo gruppo, aspettando il rilancio dell'Alfa Romeo, la nuova società avrà una trazione americana com'è inevitabile che sia visto che i numeri, i margini di profitto sono tutti da questa parte dell'Oceano.
Marchionne arriva alle 8.04, pullover blu, camicia celeste scuro, pantaloni blu accompagnato da John Elkann, il presidente del Lingotto, lui in completo blu, camicia chioara, gilet rosso e cravatta a pois. La notizia del giorno è che Sergio Marchionne rimarrà ad della nuova società almeno per i prossimi tre anni, poi, forse si sceglierà all'interno del Gruppo il suo successore. Si è fatta un po' di chiarezza anche sul nome: "Nel nome ci sarà sicuramente Chrysler - ha ammesso Marchionne che poi ha aggiunto con meno convinzione - e anche Fiat….". Quarantacinque minuti di domande, in grande serenità, perchè come spiega John Elkann questo è un grande giorno: "Per venti anni ho saputo che la Fiat aveva un'esistenza precaria, abbiamo avuto momenti bui, lottato per la sopravvivenza. Sono felice perché questa nuova realtà ora un futuro che prima si poteva solo sognare". Poi il microfono torna a lui, Marchionne

 

Fusione fatta?

"Non ancora, di fatto si realizzerà quando, spero la prossima settimana, perfezioneremo l'acquisto di Chrysler"

 

Cosa succederà nei prossimi dodici mesi?

"Dopo il perfezionamento, l'operazione nel suo complesso andrà al consiglio Fiat del 29 gennaio. Il piano industriale lo presenteremo a fine aprile. In linea generale la linea di sviluppo strategico del Gruppo è chiara, Sviluppo del segmento premium, riposizionamento e rilancio dell'Alfa, grazie alla capacità di distribuzione della Chrysler"

 

Che quota verrà portata in Borsa?

Una volta completato l'acquisto, la Fiat sarà azionista al 100%. Non sono previste emissioni di obbligazioni. Poi vedremo dove andarla a posizionare, se ne parlerà allora. E comunque la quotazione sarà globale, non parziale.

 

Perché niente aumento di capitale per coprire i debiti?

"Resto della mia idea, ci sono strumenti diversi, come il convertendo che permette di non perdere valore, un prestito da trasformare in azioni a scadenza prefissata ad un prezzo inerente al valore reale con il passare del tempo. Operazione complessa. Ma l'idea non è ancora definitiva, nè sposata. Lo decideremo dopo aver visto il piano industriale"

 

Quanto serve da investire per il rilancio di Alfa Romeo?

"Ne parleremo ad aprile"

 

Programmi di sviluppo collegati alla ripresa del mercato?

"La sfida di Alfa è molto più ampia di quella del mercato italiano, sarà internazionale. Sarei felice che i mercati cinesi continuassero ad andare bene".

 

La ripresa americana e quella mancata in Europa: cosa ne pensa?

"Quella americana è un movimento sismico dal 2009 al 2014: un cambiamento fondamentale nella dinamica e nella struttura dell'economia americana. I numeri di quest'anno qui sono di totale sostanza. Continuo ad essere ottimista sulla situazione americana e sul suo mercato automobilistico. Il problema dell'economia europea, dipende da tanti fattori e soprattutto in

Italia dipende da mancanza di certezze. Ci vorrà molto tempo per riportarlo in alto. Accadrà ma non certo nel 2014, anche se qualche piccola segnale positivo arriverà. Dipenderà da come si ristrutturerà l'economia europea, l'Europa è un caso complesso. Seguendo il mercato non vedo grandissimi segnali di ripresa".

 

Qual è il progetto per i lavoratori delle fabbriche italiane?

"Ad aprile annunceremo il piano industriale e diremo dove e cosa faremo. Il piano è quello di far tornare a lavorare tutti i cassintegrati. Mentre in Italia abbiamo capannoni mimetizzati in tutto il territorio dove nostro personale sta lavorando allo svuiluppo dei nuovi modelli dell'Alfa Romeo"

 

Pensate ad altre partnership?

"Continuo a ripetere quello che dico da 10 anni. Analizzeremo tutte le opportunità che ci verranno presentato. In Cina abbiamo finalmente trovato un partner solido, stiamo concludendo gli ultimi dettagli per lo stabilimento produttivo. Nei prossimi 12 mesi decideremo".

 

Quando arriverà la quotazione in Borsa della nuova società?

"Nel primo semestre è tecnicamente impossibile, nel secondo tecnicamente possibile".

 

Parliamo del suo futuro: in passato aveva detto che non sarebbe andato via prima del 2015/16 e ora?

Interviene John Elkann Risponde: "Quello che posso dire con certezza è che il vertice della nuova società è costituito dal sottoscritto e da Marchionne. Non cambieremo presidente e ad. Il piano andrà avanti per tre anni e questo piano va avanti con lui, sotto la sua gestione. Il futuro è aperto, non vuol dire che alla fine di questo triennio non si possa continuare. Non abbiamo tabù, per cambiare, lo abbiamo già fatto in altre società, abbiamo tante persone nel gruppo che stanno crescendo e quando verrà il momento saremo pronti ma questo sarà certamente non prima della conclusione del piano" Aggiunge Marchionne: "Io trascorro un mese della mia vita nella valutazione piuttosto intensa di leader di questo gruppo, ho 1000 persone sotto esame, lo facciamo per assicurarci una successione all'interno del gruppo. In America lo chiamano bench, per essere pronti ad avere una squadra in grado di intervenire per ogni eventualità. Ne stavamo parlando in garage, l'unico posto dove mi permetto di fumare, con John. Ci ricordiamo quello che successe nel 2004 quando arrivai io, un'organizzazione come la Fiat non può dipendere dalla scelta di un ad. Sarebbe sbagliato far dipendere tutto da una persona, è un impegno che prendiamo seriamente e vale anche per lui, come presidente della FIAT. Le cose non si possono mai prevedere con assoluta certezza, La continuità dell'azienda è l'unica cosa che interessa a me e John. Il mio successore uscirà dall'azienda, lo stiamo facendo crescere apposta. Non è il momento comunque di fare la caccia al fantasma, di chi sarà l'erede. Parlare più lingue è importante, non vincolante. Se parla italiano non mi importa, se non parla inglese è un problema...." Conclude Elkann: "Sono tranquillo della panchina che c'è in Fiat- Chrysler!"

 

La Sede del nuovo gruppo resta una scelta emotiva o dettata da esigenze fiscali?

"Noi paghiamo tasse nei Paesi dove operiamo. Quando si parla di multinazionali, bisogna stare attenti a non incentrare tutto sulla materia fiscale. Il problema fiscale non ha niente a che fare con questa scelta".

 

Perché la disponibilità al cambiamento che trova in America non esiste in Italia dove nonostante le buone notizie dopo l'accordo, qualcuno si è lamentato per le fabbriche italiane?

"Io posso avere le più buone intenzioni possibili, ma se non riesco a produrre e vendere vetture, se non c'è mercato non posso mantenere le fabbriche. Io spero che tutti capiscano che serve un programma serio e chiaro. Noi ci siamo aperti al mondo ,mi auguro che questi investimenti non vengano ostacolati, messi in difficoltà"

 

Cosa chiedereste al governo italiano, per facilitare la ripresa?

"Non saprei cosa risponderle, qualsiasi cosa dicessi sarebbe una richiesta della Fiat. Se non si vendono auto in Italia, non si risolve con le agevolazioni, gli incentivi. Un Governo dovrebbe sempre aiutare il proprio Paese al massimo benessere"

 

Dirà lo stesso anche adesso che orienterà la produzione verso il segmento premium con Alfa Romeo?

"Certo, il superbollo come misura fiscale ha avuto un risultato piuttosto mediocre. Questa è una scelta che deve fare il governo se l'esigenza è quella di far crescere il gettito fiscale e invece lo riduce, lo capisce chiunque cosa c'è da fare non c'è bisogno che lo dica io. Ma lo ripeto, la Fiat non chiede niente al Governo". Interviene Elkann: "Da dieci anni a questa parte l'interazione con la politica è stata positiva anche perché non abbiamo mai chiesto nulla e di questo siamo molto orgogliosi"

Alfa Romeo non avrà più motori Fiat?

"L'Alfa Romeo è nata con alcune caratteristiche come il suo DNA figlio di motori specifici, credo che per riportare l'Alfa ai tempi del suo successo è necessario riprendere alcuni elementi, tra cui la comunanza di motori e ritornare a modelli e architettura e motori diversi. Con le competenze che abbiamo in Ferrari sarebbe davvero da imbecilli non sfruttare il know how di cui disponiamo. Comunque, fino a quando ci sarò io l'Alfa Romeo continuerà ad essere prodotta in Italia"

 

Qual è il punto sulla scelte relative a motorizzazioni ibride ed elettriche?

"Ibrido e elettrico continua ad essere un obiettivo della flotta americana, in base agli obiettivo posti da Obama per il 2025. Dopo il 2016, forse il 2017 si vedrà una soluzione dedicata grazie a nostri fornitori. In Europa, con i modelli a metano siamo leader delle emissioni di C02. E anche se le elettriche/ibride dovessero diventare un successo commerciale, introdurre queste tecnologie su vetture piccole ha costi molto alti. In alcuni casi ci siamo rifiutati di entrare perché non riuscivamo a vedere come poter rientrare dei costi degli investimenti. Lo ribadisco ogni volta: perdiamo 14.000 euro per ogni auto elettrica. Quindi, cautela massima".

 

Oggi a Detroit presentate la Chrysler 200, arriverà in Europa e se sì, con quale marchio?

"In Europa mercato per quel tipo di vettura non c'è, non ne vendiamo abbastanza. Non ce la farebbe mai"

 

Il nome della nuova società?

"Ci sarà sicuramente Chrysler e...anche Fiat". 

Pasquale Di Santillo


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