Buffon: «La Roma? E' giusto che pensi allo scudetto»

Written By Unknown on Rabu, 09 Oktober 2013 | 23.45

FIRENZE - Buffon verso la Danimarca. Nel ritiro azzurro di Coverciano parla di Nazionale, Juventus, Mondiale e Champions League.

Si parte dal codice etico. Molti hanno detto che Balotelli non doveva essere convocato, Prandelli invece lo ha portato a Coverciano.
«E' oggetto di discussione questa scelta del tecnico, ma l'unico che deve decidere è lui. Nel momento in cui ha deciso di chiamare Mario è perchè aveva ragioni valide, la prima è che Mario era stato squalificato 20 giorni fa e la squalifica è finita prima delle convocazioni. E' un tipo di ragionamento che non fa una grinza, in caso contrario la scelta di Prandelli sarebbe stata diversa».

Ha parlato con Mario?
«Sì, è vicino a me a tavola, ma non abbiamo affrontato questo discorso. Ha bisogno di decantare, di allentare la pressione mediatica che ha addosso e io non devo aumentarla».

E' preoccupato per le sue reazioni? Se gli succede in Brasile di perdere l'autocontrollo...
«Sono discorsi che spettano all'allenatore. A noi interessa l'armonia dello spogliatoio e Mario non è un elemento di disturbo, anzi, si fa ben volere, è giovane, dice 3-4 cavolate che ti mettono di buonumore. Poi, eventuali altre valutazioni verranno fatte dal tecnico».

Nello spogliatoi c'è stato il patto di cui ha parlato il ct?
«Prandelli ha argomentato su vari compiti. Ha avuto la disponibilità da parte di tutti di prendersi questo tipo di impegno a non metterlo in difficoltà con i nostri comportamenti, è una cosa che ci ripete spesso».

Il suo grande amico Francesco Totti sta facendo meraviglie e Prandelli gli ha spalancato la porta della Nazionale.
«Su Francesco ho sempre risposto in modo esauriente. E' un giocatore per certi aspetti è immortale, quando sta in queste condizioni psicofisico con le sue doti naturali fa la differenza a qualsiasi età».

C'è stato un passo avanti, però. "Se sta così a maggio, viene in Brasile", ha detto il ct.
«Ci avviciniamo al Mondiale, per cui fa comodo avere tematiche su cui discutere o dividersi e poi Francesco con le sue prestazioni sta dimostrando il campione che è sempre stato e che è tuttora. Siamo a ottobre, al Mondiale mancano semore 8-9 mesi. Nessuno avrebbe dei dubbi se arrivasse ad aprile in queste condizioni».

Argomento discriminazioni territoriale, che ne pensa?
«Il confine è molto labile fra campanilismo e discriminazione e offese. Come in tutti i territori minati si rischia sempre di saltare per aria, il fatto che sia alla ribalta un argomento simile può aiutare a riunire tutti i contendenti affinché si possa trovare realmente un punto di incontro, alla fine lo faremmo solo per il bene del calcio».

La Lega ha chiesto di rivedere la norma.
«Non è questione di cedere o non cedere agli ultrà o a qualcun altro. Qui l'obiettivo primario è il bene del calcio. Il calcio è bello quando c'è una bella cornice di pubblico, quando una partita può essere accesa da una rivalità o dal campanile. In uno stadio può capitare che un gruppettino sparuto possa offendere gli avversari in modo forte, ma gli altri 50.000 stanno zitti e non fanno niente per stigmatizzare. E' una tematica che deve coinvolgere tutto il pubblico presente, non solo dirigenti, calciatori e tv».

Campionato. "Temiamo più la Roma del Napoli", ha detto Marchisio.
«Noi temiamo sia la Roma che il Napoli, io aggiungo anche l'Inter e credo che quest'anno non mancheranno le rivali fino alla fine, di questo siamo consapevoli e per questo dobbiamo premere sull'acceleratore per essere primi e creare un margine di distacco sulle altre. Roma e Napoli hanno fatto un inizio di stagione grandioso».

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Buffon: "Totti è un giocatore immortale"

"Juve e Napoli sono più accreditate di noi", questo invece ha detto Balzaretti. Si è voluto nascondere?
«No, è un discorso ragionevole, che ogni giocatore con un po' di sale in zucca farebbe. Loro coltivano la speranza di stupire e vincere, però è anche vero che hanno dietro di 2 punti squadre con un'esperienza di alto livello come quella di Juve e Napoli ed è normale che possa vederle un po' più favorite, proprio perché abituate a questo tipo di discorso. Lo può dire pensando e sperando di arrivare così fino alla fine».

La Roma che impressione le ha fatto?
«L'ho vista contro l'Inter. Se da calciatore vivi la partita anche quando giocano gli altri, se riesci a recepire quello che stanno vivendo gli altri sul campo, vuol dire che quella squadra ha molto da dare. E' stato bello perché la Roma mi ha trasmesso questo, si vede che ha stima in sé e l'allenatore deve essere un grande allenatore. Le cose ti vanno bene o male anche secondo la predisposizione che hai tu a farle andare bene o male».

Parliamo della sua gestione: lei ogni tanto vuole riposare in campionato, ma in Nazionale non lascia mai una briciola. Non è una contraddizione?
«No, la mia idea non contrasta col fatto che in Nazionale non molli niente, qui sono pochi gli impegni e diventa difficile rinunciare. Per quel che riguarda un club è un discorso di equilibri, di spogliatoio: dobbiamo fare 60 partite in un anno, tirandone via 6-7 perché non riesci ad avere energie e arrivi a 53-54 è la stessa cosa. Dai la possibilità a tutti di sentirsi importanti e a me alla fine non toglie niente, anzi, mi dà la possiblità di fare una settimana normale di lavoro, questo secondo me è il massimo. Basta vedere il Bayern Monaco, per tutto l'anno ha fatto questo tipo di gestione e i risultati si sono visti».

Difesa della Juve: continuate a sbagliare.
«Questa storia della difesa riguarda tutti, partiamo da questo presupposto. Tutta la difesa sa che dobbiamo fare meglio, poi è anche vero che siamo la Juve, abbiamo fatto un inizio di campionato sul quale molti hanno storto il naso, ma su 10 partite ne abbiamo vinte 7 e pareggiate 3 e questo mi fa sorridere: auguro a tutti i tifosi del mondo di passare un periodo un po' grigio avendo questo ruolino di marcia. Abbiamo grandi margini di miglioramento e nonostante questo siamo riusciti a vincere quasi sempre. E' molto importante e ci fa sentire più forti. Poi è giusto che ci sia autocritica, ma non deve diventare autolesionismo, perché sennò non si va da nessuna parte. Non vanno bene i mugugni, né sentire i muuu quando faccio un rinvio sbagliato».

Ma in difesa commettete una notevole quantità di errori individuali.
«E' vero, abbiamo preso gol in cui ognuno ha messo del suo. Non ci sta, ma purtroppo accade. Però le stagioni sono lunghe e si sa che possiamo soffrire il primo mese e poi bastano 2-3 prestazioni buone perché tutti si scordino quello che è accaduto prima. Questo è il bello e il brutto del calcio».

Come vede la situazione della Juve in Champions?
«In Coppa dobbiamo cercare di confermare quello che di buono abbiamo fatto l'anno scorso e se possibile migliorarlo. Un po' abbiamo deluso le aspettative, anche noi ci aspettavamo di avere qualche punto in più dopo 2 partite. E' pure vero che se avessimo vinto in Danimarca nessuno avrebbe avuto niente da ridire. La prestazione c'è stata tutta. Col Galatasaray invece non siamo stati brillantissimi, ma alla fine la qualificazione ce la dovremmo sudare».

Con Balotelli non ha parlato dell'Italia, allora avete parlato del Milan?
«Sì, ne abbiamo parlato, ma non se ne parla.. (sorride, ndr). A Torino hanno giocato una buona partita al massimo di quello che possono fare, viste le tante assenze. Il Milan al completo può vincere con tutti».

Si riparla di un rapporto conflittuale fra Nazionale e club.
«Questo tipo di tensione non tocca noi giocatori che abbiamo ben chiaro il nostro compito, sappiamo cosa fare per la società che ci paga e per avere l'onore di vestire la maglia della Nazionale. Sono piccole scaramucce che a noi giocatori non toccano».

Riuscite a trovare stimoli ed energie anche per queste partite azzurre?
«Le dobbiamo trovare, è un obbligo. Per onorare questo percorso fatto di tre anni ottimi, per chiuderlo degnamente con due belle prestazioni e poi dare priorità al proprio club. Fare figuracce con la Nazionale non ci allieta».

La Nazionale è la risposta del calcio italiano ai club che soffrono in Champions?
«La Nazionale è una vetrina importanti per tutti. E' anche l'espressione migliore del calcio italiano che riusciamo a esportare in tutto il mondo. Vedendo le difficoltà in cui si dimenano i club in Europa, la Nazionale ha una sicurezza con cui affronta certe partite che ci rende orgoglioso, è il vero riferimento per il movimento italiano del calcio».

Cosa cambia fra Nazionale e club?
«In Nazionale, in certe partite, non c'è tutta quella pressione o quell'ansia di dover vincere per forza, come invece accade nel club, non valutando che il presente è diverso e che certe forze sono cambiate. In molti non vogliono farsene una ragione ma è così».

Le è passata la febbre?
«Sì. Ho avuto un febbrone da cavallo, è una dozzina di giorni che me la porto dietro».

Sarebbe disponibile per andare a Lampedusa per un allenamento?
«Se la nostra presenza può aiutare i lampedusani a sentirsi meno soli e non abbandonati, a passare un pomeriggio di gioia a una popolazione sofferente la nostra disponibilità è massima. Se poi si vuole risolvere alla radice il problema vanno prese altre strade».

Cosa dice del suo ex compagno Bendtner, il Balotelli danese?
«Non ha avuto un'esperienza fortunata alla Juve perché condizionata da 2-3 infortuni gravi e lunghi, soprattutto il primo, quando aveva trovato una condizione ottimale e giocava spesso. Noi lo ricordiamo volentieri, del resto non passa inosservato, per come si veste e per come si comporta. E' un tipo positivo, tutti lo ricordano con piacere. Nella Danimarca è un giocatore fondamentale e di grande livello».

Ricorda ancora il biscotto danese/svedese di Euro 2004?
«Dopo quella partita sono riuscito a dormire lo stesso, seppure dispiaciuto per l'eliminazione. Non si può portare rancore nei confronti di una nazione che in quel momento ha pensato a se stessa. Venerdì a Copenaghen giocheremo la partita nel modo più normale possibile. E poi del 2004 siamo rimasti solo io e Pirlo. Il mondo va avanti».

Per i portieri esiste un problema dei palloni? Cambiano continuamente traiettoria.
«No, te ne fai una ragione e vai avanti. Il problema è nel giudizio, nella critica, che non se ne fa una ragione. Se prendo io un gol con la palla che cambia direzione, magari uno pensa che sono troppo vecchio. Poi li prende uno giovane, allora è troppo giovane. Fateci caso, ci sono poche palle bloccate, quasi tutte vengono respinte. Magari c'è un peggioramento nella tecnica, ma se c'è chi ha la presunzione di tirare da 40 metri è perché sa che può metterti in difficoltà».

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Buffon: "Giusto convocare Balotelli"


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