REAL, MARCELO KO - Il Real Madrid dovrà fare a meno del terzino brasiliano Marcelo nell'andata dei quarti Champions League contro il Borussia Dortmund di domani sera. Il 25enne difensore, secondo un bollettino medico diffuso dal club ha subito "una lesione di primo grado agli adduttori della coscia sinistra" e per lui sono prevedibili almeno due settimane di stop. Nel qual caso il brasiliano salterebbe anche il ritorno. Una brutta notizia per Carlo Ancelotti, già privo di Alvaro Arbeloa per un problema al ginocchio. Al posto di Marcelo dovrebbe giocare il portoghese Fabio Coentrao.
Champions: Real senza Marcelo, Chelsea senza Eto'o
Written By Unknown on Selasa, 01 April 2014 | 23.45
REAL, MARCELO KO - Il Real Madrid dovrà fare a meno del terzino brasiliano Marcelo nell'andata dei quarti Champions League contro il Borussia Dortmund di domani sera. Il 25enne difensore, secondo un bollettino medico diffuso dal club ha subito "una lesione di primo grado agli adduttori della coscia sinistra" e per lui sono prevedibili almeno due settimane di stop. Nel qual caso il brasiliano salterebbe anche il ritorno. Una brutta notizia per Carlo Ancelotti, già privo di Alvaro Arbeloa per un problema al ginocchio. Al posto di Marcelo dovrebbe giocare il portoghese Fabio Coentrao.
Serie A, tifosi attaccano Guarin: «Non degno dell'Inter»
martedì 01 aprile 2014
I supporters nerazzurri si scagliano sui social network contro il centrocampista colombiano, protagonista in negativo del pari di Livorno: «Magari contro il Bologna regalerà agli avversari un altro assist»
MILANO - Fredy Guarin è finito nel mirino dei tifosi dell'Inter. Dopo l'errore di ieri sera che ha regalato il 2-2 al Livorno, un retropassaggio sbagliato con cui il centrocampista ha involontariamente servito Emeghara, i sostenitori nerazzurri hanno attaccato il colombiano attraverso i social network. Sulla pagina Facebook della società si leggono molti commenti contro il giocatore: secondo alcuni tifosi Guarin "non è degno della maglia dell'Inter", altri invitano il club "a mandarlo a fare qualche settimana di vacanza in Colombia", altri ancora si chiedono ironicamente se "Guarin farà un altro assist" sabato sera contro il Bologna. Il colombiano, così come i compagni di squadra, è tornato ad allenarsi stamattina ad Appiano Gentile in vista della prossima gara di campionato.
Ibrahimovic: «Batto Mou e vinco la Champions»
BLANC CONTRO MOURINHO - «Mourinho? Forse non conosce bene il nostro campionato». Così Laurent Blanc risponde al tecnico portoghese, che aveva definito la Ligue1 poco competitiva. «In questo momento da noi ci sono due grandi club che dominano, la stessa cosa che succedeva in Spagna quando lui allenava il Real Madrid. Il Chelsea? È forte in difesa ed efficiente in attacco, subisce pochi gol e ne segna molti: domani sarà una partita interessante».
Serie A, Udinese: Di Natale stop. Distrazione al ginocchio
UDINE - Brutta notizia per l'Udinese. Distrazione del legamento collaterale mediale del ginocchio destro per l'attaccante bianconero Antonio Di Natale, la cui entità verrà valutata nei prossimi giorni. Lo rende noto la stessa società friulana, dopo gli esami a cui il capitano bianconero si è sottoposto stamani. Dopo la gioia per il successo sul Catania, che vuole dire salvezza praticamnete raggiunta, è arrivata la doccia fredda. Intanto la squadra ha ripreso ad allenarsi con una seduta defaticante per gli elementi scesi in campo ieri sera.
Ancelotti: «Borussia? I tifosi ci aiuteranno»
Mihajlovic: Se ritrovo quel quarto uomo mi autosqualifico
LA SPIEGAZIONE - "Ho appreso con stupore e dispiacere delle due giornate di squalifica che mi sono state inflitte e che non mi permetteranno di sedere in panchina nelle prossime due partite con Lazio e Inter - ha detto Mihajlovic -. Due partite importanti per la mia squadra ma anche per i risvolti emozionali che mi coinvolgono personalmente. D'accordo con la società non farò ricorso per una questione di rispetto ma rimango molto amareggiato per le motivazioni del giudice sportivo". "Credo di aver dimostrato con i fatti di essere uno dei pochi allenatori a non aver mai commentato gli episodi arbitrali né tanto meno di essermi mai lamentato a riguardo - ha detto il tecnico -; ma, al contrario, ho sempre difeso la categoria non perché ne avesse bisogno ma perché reputo la classe arbitrale italiana una delle migliori al mondo, che va tutelata e apprezzata anche se può incorrere, come chiunque, in qualche giornata storta". Mihajlovic seguirà le prossime due partite dalla tribuna. "Lascio il posto al mio secondo Nenad Sakic, il quale gode della mia completa fiducia. Di certo, qualora venga ancora designato il sig. Di Fiore - se il mio presidente me lo permetterà - provvederò io stesso ad auto-squalificarmi in anticipo lasciando il posto al mio secondo: io sono sempre stato sincero e leale, assumendomi in ogni occasione le mie responsabilità. Il sig. Di Fiore, con mio grande rammarico, non ha fatto lo stesso".
Fiorentina, Antognoni e i 60 anni di passione
Capitano sono 60. Come li festeggia?
«Con una festa organizzata in Palazzo Vecchio, sotto la regìa di Matteo Renzi, che mi propose quest'idea quando era ancora Sindaco di Firenze. Poi ci sarà una cena in famiglia».
Prossimo obiettivo: diventare nonno prima dei 70?
«In effetti vorrei diventarlo presto. Per ora Alessandro pensa al lavoro, ha un albergo in centro. Rubinia si è laureata in giurisprudenza, ma vive sempre con noi».
Che regalo le ha fatto Rita?
«Ancora niente. Del resto non sono mai in casa...».
Cinquant'anni indietro. Cosa ricorda di Giancarlo Antognoni all'età di 10 anni?
«Ricordo che tutta la mia famiglia viveva in un casolare in campagna, a Marsciano. Era una famiglia patriarcale, lavoravano tutti nei campi, andavano a battere il grano. E quando il Tevere straripava, noi restavamo isolati in casa per giorni e giorni. Un giorno mio nonno Domenico decise di trasferire tutta la famiglia a Perugia, acquistò tre appartamenti per ciascuno dei suoi figli e lui venne a vivere con noi. Morì dopo due anni. A Perugia cominciai a giocare a calcio in una squadretta che si chiamava Juventina...».
Antognoni a 20 anni.
«Ero già qui a Firenze. C'ero arrivato a 18 anni. Il primo stipendio fu 300.000 lire al mese. Nella stagione successiva arrivai a 2 milioni di lire. A Firenze arrivai grazie a una specie di... commisione tecnica: Pandolfini, Biagiotti, Liedholm e Furio Valcareggi mi ripete di continuo che sono diventato viola per merito di suo padre Ferruccio. Mi vedeva qui a Coverciano con la Nazionale Juniores di Azeglio Vicini. Mi acquistò il Torino e mi dirottò all'Astimacobi. Il Torino voleva acquistarmi definitivamente, ma non essendo maggiorenne potevo rifiutare il trasferimento. Qualcuno mi consigliò la cosa giusta: "Rifiuta il Torino perché ti vuole la Fiorentina". Andò così, presi quella decisione non per soldi e nemmeno perché mi piaceva più la Fiorentina del Torino, ma solo perché Firenze era più vicina a Perugia, a casa mia. Il Torino cercò di convincermi in tutti i modi. Un giorno venne a casa mia Gustavo Giagnoni. Quel decennio è stato il migliore sul piano calcistico. Mi cercò la Roma, andai a cena a casa da Viola perché Liedholm mi voleva a tutti i costi, prima che arrivasse Falcao. C'era anche la Juve, ma nessuno di loro ha mai parlato direttamente con me».
Non dimentica qualcosa di quel periodo?
«Il matrimonio con Rita quando avevo 23 anni e dopo quaranta siamo ancora qui, insieme. E poi la nascita di Alessandro».
Antognoni a 30.
«Avevo già avuto due incidenti brutti, prima la testa e poi la gamba, ma ero anche campione del mondo. Rinnovai il contratto dopo l''82, triennale. Presi tanti soldi, ma non paragonabili a quelli di adesso. Altobelli guadagnava 700 milioni e diceva che aveva l'ingaggio più alto. Io arrivai a 500, mentre Bruno Conti ne prendeva 50 dalla Roma. Lasciai la Fiorentina perché non c'era volontà da parte della società di tenermi e scelsi di andare a Losanna. Ma non è mai stato un addio, era solo una piccola pausa di riflessione. A Losanna mi pagarono bene, più di quanto guadagnavo».
Antognoni a 40.
«Iniziavo a fare il dirigente, uno scalino per volta, cominciai come osservatore. Il primo giocatore che andai a vedere fu Madonna dell'Atalanta. Poi diventai team manager, con Lazaroni. Vidi la finale europea della Under 21 a Montpellier, vinse l'Italia 1-0, ero andato lì per Rui Costa. Cois è stato il primo giocatore che ho portato a Firenze, Sottil il secondo. Volevamo portare anche Thuram, era tutto fatto. Incontro a Monaco col presidente Campora, c'erano anche Luna e Cinquini. Accordo sulla parola: 5 miliardi. Il giorno dopo siamo tornati a Monaco per la firma del contratto di Thuram: la firma c'era, 700 milioni di lire a stagione. Il giorno dopo Luna chiamò il Monaco per firmare il trasferimento, ma nessuno rispose più. L'anno dopo Thuram andò al Parma per 12 miliardi».
Antognoni a 50 anni.
«L'anno dell'infarto».
Superato.
«Certo. Ho iniziato a collaborare con la federcalcio. Ma di quel periodo è anche la delusione per non essere rimasto nella Fiorentina con Della Valle».
Antognoni adesso. Cosa vede nei suoi 60 anni?
«Vorrei migliorare la mia posizione, oggi ho un bel ruolo perché sto in mezzo ai giovani. Però vorrei arrivare un po' più su».
Pensa a un posto da dirigente della Nazionale?
«Sì, ma finché c'è Gigi Riva quel ruolo è suo. Gigi è un simbolo del calcio italiano».
Dopo il fallimento della Fiorentina, lei disse che la Rondinella aveva storicamente più diritto della nuova Florentia di indossare la maglia viola. Per questa frase lei non fa parte della Fiorentina dei Della Valle.
«Era una battuta, forse presa male. E se quella è una giustificazione, è un po' poco. Quando incontrai Della Valle gli chiesi un colloquio, non un posto di lavoro. Colloquio che non c'è mai stato. Quel giorno eravamo Diego, Andrea e io. Diego mi disse: "Ho un pensiero per lei per il futuro". Non li ho più sentiti, né più visti. Sono passati 7 anni».
Ne sono passati 30 da quando lei ha smesso di giocare. Oggi in curva Fiesole ci vanno ragazzi che non l'hanno mai vista in campo, eppure l'amore non è diminuito. C'è una bandiera che sventola con la sua effige e la scritta "Onora il padre". Perché succede?
«Perché non ho mai tradito».
Dopo Riva e Antognoni, c'è un altro simbolo?
«Totti, anche se la Roma è più competitiva di quanto lo erano il Cagliari e la Fiorentina di allora».
Di tutti i "nuovi Antognoni" che la stampa italiana ha nominato dal giorno del suo addio a oggi, chi è quello vero?
«Devo fare lo stesso nome: Francesco Totti. Mi assomiglia per il tiro, la tecnica e il dribbling».
Chi era Liedholm per lei?
«Il maestro».
Picchio De Sisti?
«Il compagno e l'allenatore con cui avevo più confidenza».
Bearzot?
«Il padre. Mi ha voluto bene come un figlio visto che mi ha fatto giocare 10 anni in Nazionale quando avevo tutti contro».
Agroppi?
«Croce e delizia per me. Delizia per le battute, ma forse i numeri 10 non gli stavano simpatici. Ha pizzicato anche Baggio per la storia degli orecchini».
La Juve?
«L'avversaria numero 1 da battere».
Il suo compagno diventato amico?
«Moreno Roggi. Ho cominciato con lui e siamo ancora legati».
Il suo gol più bello?
«Quello che mi hanno annullato, contro il Brasile al Mondiale dell''82. Era buono e se non l'avessero annullato avrei giocato anche la finale di Madrid».
In che senso?
«Volevo fare un gol a tutti i costi in quel Mondiale e per questo contro la Polonia, in semifinale, mi sono infortunato: avevo deciso di tirare in porta, Matysik ci ha messo il piede e mi sono tagliato il piede».
Ci pensa ancora oggi alla finale non giocata?
«Oggi mi dà più fastidio di allora, perché so quello che ho perso».
A proposito di infortuni: lo scontro del novembre '81 fu colpa di Martina?
«Rivedendolo sì, anche se allora l'ho scagionato».
Ha mai sofferto il blocco degli juventini?
«All'inizio un po' sì. Era difficile inserirsi, fuori e anche in campo. Le punizioni, per esempio, volevano tirarle loro. E poi io non ero un tipo entrante».
Sessant'anni da festeggiare a Firenze. Il ricordo più vero qual è stato?
«Non posso dire le vittorie. Allora ci metto gli esordi e i ritorni in campo, quando ad aspettarmi c'era uno striscione di 70 metri».
Il ricordo più brutto?
«Per me il calcio è stato ed è tutto bello».
Reja: «Europa League? Ancora nulla è deciso»
Written By Unknown on Minggu, 30 Maret 2014 | 23.45
KLOSE: «RINNOVO? VEDREMO» - «Abbiamo dimostrato la voglia di vincere, loro dopo il 2-2 hanno avuto due occasioni ma abbiamo segnato noi, questo è il calcio». Queste le parole di Miroslav Klose dopo la partita. «La Lazio non ha bisogno solo di me, vinciamo e perdiamo tutti insieme. Il rinnovo? Con la società ho parlato spesso, vedremo in seguito».
Serie A Sassuolo, Di Francesco: «Incredibile l'episodio del rigore...»
REGGIO EMILIA - Il Sassuolo perde in casa contro la Roma (0-2) ma a tenere banco è l'arbitraggio di Rizzoli, Di Francesco è chiaro: «L'episodio del rigore è incredibile. Oggi voglio alzare i toni e dico che il Sassuolo non è tutelato. Per dare un rigore non penso ci si possa mettere una giornata intera o chiederlo al giocatore, è stata una mancata presa di responsabilità, l'arbitro è lì per decidere. Ci vuole onestà, siamo stufi di essere trattati in questo modo, questi sono episodi che possono cambiare le stagioni. Non ci sto a perdere in questo modo: io come allenatore se sbaglio vengo mandato a casa. Abbiamo subito i gol della Roma per errori individuali, però nel complesso abbiamo disputato una buona partita, costruendo tante occasioni sullo 0-1, contro una squadra che ha il triplo dei nostri punti».
Di Francesco: "Meritavamo qualcosa in più"
Serie A: Tragedia a Reggio Emilia. Muore tifoso del Sassuolo
REGGIO EMILIA - Tragedia allo stadio Mapei. Un tifoso presente nella curva del Sassuolo è morto colto da un malore pochi minuti dopo l'inizio della partita con la Roma. I medici del 118 di Reggio sono subito intervenuti, richiamati da altri tifosi e hanno subito trasportato l'uomo al pronto soccorso dell'ospedale di Reggio. Solo dopo la partita si è venuti a conoscenza del suo decesso.